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Cile ed altro nelle fotografie di Paolo Primavera.

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domenica, giugno 03, 2007

IMG_2033 copiaGià viene la storia di Raul Guzman, tre ergastoli e una vita da ladro. Adesso come adesso, la unica persona che conosco, che una volta libero, gestisce il carcere que lo ospitò. Più foto nei link al lato.

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giovedì, maggio 24, 2007

non funzionaTra mille Kilometri il mondo finisce. Non importa, tanto giá da un po' che non c'era più nessuno. Missione compiuta, il Martin Pescatore ha abboccato. Saluti e grazie.
 

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martedì, maggio 22, 2007

imagesIl circo sta per cominciare i suoi due giorni di spettacolo. In bocca al lupo e speriamo in aria nuova.

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martedì, dicembre 12, 2006

A tutti quelli che mi telefonano, domandandomi se i disturbi a Santiago sono cosí duri e severi. Non preoccupatevi gli studenti protestando per una Educazione migliore, hanno fatto di peggio. La unica nota positiva é che il tiranno é morto senza condanna. E il giorno stesso del compleanno dei Diritti Umani. Senza rancore, assaporando la sottile e geniale ironia della vita. Adesso speriamo nei processi e nelle condanne, che servono a tutti i familiari dei Desaparecidos, che aspettano una tranquillitá, che solo viene dalla veritá. Che si rimedi al disastro dei Riconoscimenti con DNA nel Patio 29 del Cementero General, che ha riconsegnato sconosciuti per un errrore del procedimento. Un' altra ironia della vita. Stavolta spiacevole. Meglio leggere questa poesia di Benedetti e dimenticarsi dei disturbi. Questi sono minimi e necessari. A la morte di una canaglia. “A Augusto Pinochet” Mario Benedetti.. Le canaglie vivono molto peró, un giorno, muoiono. Obituario con Hurras Andiamo a festeggiarlo, venite tutti, gli innocenti, Ii dannificati quelli che gridano di notte quelli che sognano di giorno quelli che soffrono il corpo quelli che ospitano fantasmi quelli che calpestano scalzi quelli che bestemmiano e ardono, quei poveri congelati quelli che amano qualcuno quelli che non dimenticano mai andiamo a festeggiarlo, venite tutti, la mala persona é morta terminó l’anima nera il ladrone il porco terminó per sempre Hurra che vengano tutti andiamo a festeggiarlo, a non dire la morte non cancella tutto purifica tutto qualsiasi giorno la morte non cancella niente rimangono sempre le cicatrici Hurra é morto il cretino andiamo a festeggiarlo a non piangere per vizio che piangano i suoi simili e ingoino le loro lacrime terminó il mostro eminente terminó per sempre andiamo a festeggiarlo a non ponerci tiepidi a non credere que questo é un morto qualsiasi andiamo a festeggiarlo a non diventare pigri a non dimenticare che questo, é un morto di merda.

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venerdì, ottobre 06, 2006

Sono prossimo al ritorno, che tutti si preparino!!!. Voglio fuochi artificiali, amici e vino come un 2x3 degno del miglior centro commerciale. Andare a dormire tardi, senza motivo, quasi a sfregio, mentre risuona ancora la musica del giorno prima. Dopo tre anni, alla fine, ho conosciuto la nostalgia, puttana e approfittatrice, come una persona con un vacabolario ristretto, goccia per goccia, parola per parola. Ho voglia di riabbracciare la mia città impolverata; statica come il panno che dovrebbe pulirla. Una delle cose che ho imparato con la lontananza è che la realità dipende da come la si guarda. E l'unico sito web che fornisce notizia delle distanti novità, mi ha regalato la certezza che la, dove sono nato, la realtà non si osserva, ci si fa soccombere, applastare e riciclicare. Ma anche che piano piano, appaiono persone che dicono le cose come sono, chiamandole per nome come si fa con il figlio discolo; il problema è che queste persone poi scompaiono. Restano i soliti ignoti, con la merenda da dividere e con la preoccupazione, di far dimenticare a ogni costo, che la politica è partecipacione, allontanando la volontà di esserci delle nuove generazioni, prontamente considerate le responsabili della propria assenza. Tanto il lavoro rende liberi e anche se ogni tanto si dice una cazzata, nella epoca della parola supersonica, non ci sono problemi a giustificarla. E non è neppure come una volta che ci si arrampicava sugli specchi. Adesso se hai fortuna ti pagano anche per dire cazzate... Ma poi, quante storie, litighiamo e parliamoci male alle spalle per almeno dieci anni, tanto poi come persone "civilizzate" ci uniamo nell'interesse comune (e nel vero senso della parola). Lo sapevo alla fine, la felicità del ritorno scade in una resa. Un'altra volta la morale è soggettiva. Come la costruzione di tutte le cose immaginate.

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venerdì, aprile 14, 2006

Un difetto della realitá é considerare funzionale un sistema ben organizzato.
Se un sistema funziona, non necessariamente significa che abbia senso.

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mercoledì, aprile 12, 2006

Aveva ragione René Burri. La coincidenza non esiste peró si puó coltivare. E cosí adesso abbiamo un nuovo governo e il giorno dopo, l'arresto di Provenzano. Quasi stessero aspettando questa cattura. Arrivó nel momento dove  era piú utile. L'incarico Berlusconi l'ha lasciato, ma la vera ereditá di questo decennio é la sua perversa capacitá nel creare una nuova classe sociale, con nuove necessitá e finalitá. Rafforzare la classe media é creare un ulteriore divario. Oltre all'ideologico anche uno economico. Lo stile ostinato che si trasforma in offesa e che raccoglie consensi. La eterna capacitá di non saper pedere, ovvia figlia dell'arrivismo sfrenato. Questione di stile!
Perché la convivenza delle diversitá, unico motore di una societá davvero contemporanea, é sempre piú lontana.
Solo ci restano i monumenti e la storia, in questo meraviglioso paese, di Santi, di poeti, navigatori, allenatori e adesso coglioni.
Saluti alla destra da un posto lontano.
Addio.

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domenica, gennaio 15, 2006

Qualcuno condonó. Io sono solo, nel punto piú lontano del mondo e lotto per 1800 euro. Questo che significa?  Che probabilmente, dovrei pagare un condono irrisorio!!!. In proporzione.
Ma questi sono i soliti dicorsi: impregnati di noia e di retorica. Invece sono qua, a 15000 km di distanza dalla mia cittá natale, a preoccuparmi, del fatto che mia madre si sia tagliata i capelli, troppo corti, per considerarlo un cambio di look. Tutto quello che appare, non tiene niente a che vedere con la certezza. Conosco le reazioni, e quella di mia madre é legata alla solitudine, alla nostalgia. Mi sento colpevole. Come si sente colpevevole Laura. La mia ragione di vita. Benvenuti al normale svolgersi delle cose. Benvenuti ala certezza che il Karma ai restituisce.

un bacio.

Paolo

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sabato, gennaio 14, 2006

Erano passati piú di sei mesi.  Alla fine sono tornato a scrivere. La storia di Federico é una storia pregna di sentimenti e di umanitá e lo sfogo ragionabile della madre, un inno alla vita e alla veritá. Sono stanco, a tre giorni dalle elezioni presidenziali, dove Michel Bachelet puó diventare la prima Presidentessa del Cile. Una presidentessa senza primo damo, dato che é divorziata. Una donna che combatte l'alterego del nostro primo ministro. Sebastian Piñera, un politico che ricalca le orme del nostro Premier, nell ambito impresariale e politico. Un milione di posti di lavoro. Forse non saró piú professore. Torneró a essere un fotografo.
Un abbraccio a tutti da un posto lontano

Paolo

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venerdì, gennaio 13, 2006

Federico

Ferrara, 2/1/2006

 

 

Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio.

Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti.

È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…

 

 

Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro…

Perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui.

 

 

Sabato 24 settembre è stato un giorno sereno, allegro…

Dopo la scuola il pranzo insieme, chiacchiere, risate. Era ancora estate, faceva caldo. Ha portato a spasso il suo amico cane. Non lo faceva spesso, ma quel giorno è andato con la musica in cuffia. Tutto in quel giorno aveva un’aura speciale.

Pensandoci ora è come se avesse voluto salutare tutti noi. Ha avuto sorrisi per tutti… la gioia era lui.

Ha incontrato la compagnia, ha fatto il suo lavoretto di consegna pizza.

Il programma della sera prevedeva un concerto a Bologna.

Prima di partire è passato da casa per cambiarsi le scarpe, rotte giocando a pallone…

È stata l’ultima volta che l’ho visto vivo.

Ha salutato tutti, compreso il fratello che dormiva già, chiedendomi perché Stefano non avesse risposto al suo saluto.

Anche una sua amica mi ha confermato che quella sera era sereno, che l’ha salutata sorridente con la solita pacca sulla spalla e l’appuntamento al giorno dopo…

Non è mai esistito il giorno dopo.

 

 

Al Link il concerto era stato annullato. Quindi la serata è trascorsa lì dentro.

L’hanno detto i compagni che erano con lui, non posso definirli amici, e le analisi lo hanno  confermato. Uno dei ragazzi gli ha venduto una sostanza, una pasticca o simili.

Lo definiscono lo sballo del sabato sera. È sbagliato si. Ma non si muore di questo…

Federico lo sapeva bene. Era stato partecipe di un progetto scolastico di ricerca e informazione promosso dalla provincia. So che la sua era una conoscenza approfondita con ricerche sui siti delle asl, conosceva le sostanze e gli effetti. Ed era a suo modo un igienista. Aveva grande cura del suo corpo, di quel che mangiava. Era uno sportivo. Una ragazzo splendido pieno di salute.

E di progetti: pensava alla musica, al suo futuro, lo studio serviva a costruire il futuro.

Nell’immediato c’erano le cose semplici: la patente dopo pochi giorni, il karate, un band musicale da organizzare con gli amici, e la vita di tutti i giorni cercando di stare bene…

 

 

Trascorsa la serata il gruppo era rientrato a Ferrara, tornati al punto di incontro dove i più avevano lasciato le macchine o i motorini.

Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna.

Erano ormai le cinque del mattino. I ragazzi hanno raccontato che gli hanno offerto un passaggio ma Federico non aveva voglia di rientrare subito. Sarebbe tornato a piedi. Era vicino a casa…

Dal suo cellulare si vede che ha chiamato diversi altri amici. Specialmente i suoi migliori amici, un paio di volte ciascuno. Forse per chiedergli se erano ancora fuori… sembra che nessuno gli abbia risposto. I ragazzi che conosco mi hanno detto che avevano già spento il cellulare per dormire.

 

 

E poi non so cosa sia successo esattamente. A quell’ora mi sono svegliata, forse non del tutto, chiedendomi se Federico fosse rientrato. Avevo una stanchezza invincibile non riuscivo a muovermi. Poi ho sentito un rumore nella sua stanza ed ero sicura che fosse lì…

Mi sono risvegliata che erano quasi le otto.

Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla…

Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre. Diceva che lo stressavo ma non voleva farmi stare in pensiero. Mi aggrappavo all’idea che avesse solo perso il cellulare…

Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino.

Una voce ha risposto.

Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico.

Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato.

Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora.

Nulla.

Il centralinista rispondeva: c’è il cambio di turno… non sono informato…, appena avremo notizie chiameremo noi…

Niente per altre tre ore!!!! Passate nell’angoscia e nelle telefonate frenetiche agli ospedali, ai suoi amici e di nuovo ripetutamente alla questura.

Nel frattempo Stefano è accorso in bicicletta alla ricerca del fratello. Ringrazio il cielo che non sia andato nel posto giusto.

La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via.

Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11.

E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio!

E mi hanno detto che lo hanno fatto per me… perché era meglio che non vedessi.

In quel momento gli ho creduto.

La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla.

Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri.

Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse.

Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jens. Sono completamente imbevuti di sangue.

Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto…

E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati…

Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario.

Quel che penso è che Federico fosse terrorizzato in quel momento. Gli stava crollando il mondo addosso. La vergogna di essere fermato dalla polizia, la patente allontanata perché aveva preso una pasticca. E aveva dimenticato la carta di identità.

Quella mattina nel vicinato dicevano che era morto un albanese. Nessuno si preoccupava più di tanto…

Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare.

Chissà quando se ne sono accorti?

L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci.

Perché?

Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l’ambulanza?

 

 

Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.

 

 

Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere…

Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?

 

 

Sul giornale del giorno dopo un articolo che dichiarava che era morto per un malore… tratto dal mattinale della questura.

 

 

Il giorno dopo sull’altra testata cittadina “Federico sfigurato”. Immediate controdeduzioni del Capo Procura: “non è morto per le percosse”… questa è stata la prima ammissione di quanto successo.

 

 

Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.

 

 

Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande  ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…

 

 

 

 

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